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Il senso dell'accoglienza

 
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bansigu
Guru di CogneForum


Registrato: 23/10/08 14:04
Messaggi: 184
Residenza: Liguria

MessaggioInviato: Ven 10 Mag, 2013 14:38     Oggetto: Il senso dell'accoglienza Rispondi citando

Vengo da una regione che nei confronti dei turisti, a torto o a ragione, è diventata quella della "torta di riso finita", volendo con questa frase ironica rappresentare un fastidio o disinteresse per chi entra in Liguria.

Vorrei però proporre una riflessione su questo atteggiamento, anche perché una delle conseguenze è che adesso anche gli operatori turistici liguri più volenterosi vengono accomunati a quelli sgradevoli ed è assai difficile modificare un giudizio (o pregiudizio, a seconda dei casi).

Vorrei fare un parallelo tra Cogne e le sue montagne e la Liguria con il suo mare.

Qual è l'offerta turistica che, secondo me, deve essere proposta in un luogo?
Provo a dare subito una risposta secca: quella coerente con la vocazione del luogo.

Per i Liguri, il mare non è un divertimentificio, ma l'ambiente naturale della vita, il luogo della pesca, delle mareggiate, della salsedine sulle ringhiere dei balconi, dei tramonti, degli scogli silenziosi di novembre, del lavoro di intere famiglie su navi, moli, cantieri, eccetera.
Io credo, senza voler giustificare nessuno, che l'atteggiamento scostante di alcuni Liguri verso i visitatori derivi da una mancanza di sintonia.
Cioè credo che a loro (a noi) non faccia piacere essere visitati come un luna park, non faccia piacere essere stravolti nelle sensazioni e nelle abitudini da chi viene in Liguria come andrebbe a Gardland.

Sì, lo so che poi molti pensano "però poi i soldi dei turisti vi fanno comodo!" ed in parte è vero.
Infatti non voglio giustificare la maleducazione e talvolta la spregiudicatezza di una parte (minoritaria) dell'accoglienza turistica della mia regione.

Però accade che una parte consistente di Liguri non viva di turismo e che troppo spesso la regione si sia proposta come una Gardland sul mare: troppi stabilimenti balneari a pagamento, ed un'industria turistica che ha dimenticato l'anima della regione.

Quando poi oggi capita che si provi a proporre qualcosa di più autentico, come i parchi naturali, gli avvistamenti dei cetacei (se rispettosi), le piste ciclabili, i monumenti storici, l'entroterra con i suoi boschi, ecco che migliora anche l'integrazione tra turisti e residenti.

Il turista allora non è più il "barbaro" che fa baccano ed a cui non interessa nulla del luogo in cui si trova, ma torna ad essere persona da incontrare, a cui mostrare la propria vita, le tradizioni, con cui dialogare anche seduti su una panchina in ore di pace.

I negozi, in questi angoli della mia regione, tornano ad avere ritmi più umani che consentono un sorriso, una conoscenza; la gastronomia non è fatta di cucina anonima, ma di specialità locali.

Direi che Cogne abbia fatto da tempo una scelta giusta, cioè indirizzata a proporre il proprio territorio in modo vero e coerente con la propria vocazione.
Lo osservo nella cura del territorio stesso, ma anche nella proposta dei divertimenti, nell'attenzione per la qualità della vita.

Penso però che un miglioramento possa essere fatto nell'integrazione tra turisti e residenti.
Io che vengo nella vostra valle da tanti anni e che forse sono considerato una via di mezzo tra "che piacere rivederti" e "sono tornati i barbari", osservo a volte dialoghi scontrosi con nuovi visitatori.
Ovviamente la "colpa" non è sempre da una parte, anzi.

Però non propongo neanche una cortesia falsa con un sorriso stereotipato.
Penso invece che a molti turisti che vengono a trascorrere le ferie dalle vostre parti farebbe piacere essere coinvolti maggiormente nei tempi e negli usi del luogo.

Come scrivevo in un post di parecchio tempo fa, ora che i soldi scarseggiano c'è sempre meno disponibilità ad una spesa sbagliata, ma sempre più bisogno di rasserenarci, di ritrovare la socialità, di chiacchierare davanti ad una fontana.

Capisco che né "voi" e né "noi" viviamo di chiacchiere, ma questo ora passa il convento dell'economia.
E quindi, sempre secondo me, sarà vincente chi propone calore umano, autenticità, accoglienza vera e non solo commerciale.

Di tutte le mie escursioni sulle vostre montagne, quelle che ricordo con maggior piacere sono quelle che mi hanno permesso di sedermi intorno ad un tavolo, di condividere il mio pane, di ricevere magari un bicchiere di vino e di conoscerci un minimo di più.

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