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Cile, incidente in miniera 33 isolati

 
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Giuseppe Cutano
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MessaggioInviato: Ven 27 Ago, 2010 17:36     Oggetto: Cile, incidente in miniera 33 isolati Rispondi citando

Citazione:
MILANO - Diffuse in Cile le prime immagini dei 33 minatori bloccati a 700 metri di profondità. La tv pubblica Tvn ha trasmesso brevi frammenti di un video, la cui versione integrale dura 45 minuti ed era stata già mostrata ai familiari. Le immagini sono state filmate da una microcamera arrivata sottoterra tramite una sonda. I minatori sono apparsi in discrete condizioni. Nel rifugio in cui si trovano la temperatura si aggira sui 32 gradi. «Qui ci siamo organizzati bene», ha detto uno degli uomini intrappolati, a torso nudo e con la barba incolta, mostrando una cassetta di pronto soccorso dotata di alcol, medicinali, deodorante e dentifricio. Inquadrati anche l'angolo in cui i lavoratori pregano e quello in cui si lavano, la mensa e persino un tavolo da gioco. I minatori hanno salutato tutti, in particolare i familiari e quelli che sono al lavoro per liberarli e per aiutarli, e alla fine hanno cantato l'inno nazionale. «Il minatore di oggi è un minatore del quale potete andare fieri», ha detto uno di loro.

I SOCCORSI - I lavoratori sono stati informati che per scavare un pozzo che permetta di riportarli in superficie occorreranno da uno a quattro mesi. Domenica o lunedì arriveranno in Cile quattro esperti della Nasa: dovranno consigliare i soccorritori sulle tecniche di sopravvivenza in spazi limitati per lunghi periodi. Ieri frattanto il giudice del tribunale di Copiapò (la località dove si trova la miniera) ha ordinato il congelamento di 1,8 milioni di dollari della società San Esteban, proprietaria della miniera San Josè. Il magistrato ha accettato la richiesta di un avvocato che rappresenta 26 delle 33 famiglie degli operai. Il gruppo minerario ha dichiarato nei giorni scorsi di essere sull'orlo del fallimento a causa dell'incidente e di non poter più pagare gli stipendi ai minatori (Fonte Ansa-Afp).


Link al Video all'interno della miniera :

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Giuseppe Cutano
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MessaggioInviato: Mar 07 Set, 2010 10:33     Oggetto: Rispondi citando

Citazione:
MINIERA SAN JOSE (Cile) - Giù per il buco scendono cibo, aria pulita, medicine, passatempi, lettere d'amore e buoni consigli. E risalgono sogni, poesie, promesse di matrimonio e tante repliche di quell'incredibile pezzo di carta umido arrivato il 22 agosto: «Stiamo tutti bene: los 33». Ha tuttora un diametro di 12 centimetri l'unico contatto con i minatori cileni intrappolati sotto il deserto di Atacama. Sono lì sotto da un mese, dal giorno che crollarono tutte le vie di fuga, il 5 agosto. Metà di questo tempo l'hanno passato a spartirsi le ultime briciole di cibo, aspettare il rumore della sonda che li cercava e immaginare la peggior morte possibile; l'altra metà a ricevere cose e rispedire emozioni lungo il cordone ombelicale. Smaltita l'euforia, negli ultimi giorni i minatori hanno saputo la verità. L'operazione per tirarli fuori è lunga, i tecnici lassù non promettono meno di tre, forse quattro mesi, anche se le stanno studiando tutte per ridurre il tempo. Una delle più straordinarie storie di sopravvivenza di sempre è ormai una saga dove tecnologia e psicologia faranno letteratura. Il lieto fine appare scontato, forse troppo. Lì sotto - dicono le notizie dal buco - i nostri stanno meglio ogni giorno che passa, di corpo e spirito, e l'inferno si va gradualmente trasformando in convivenza forzata con ruoli e dinamiche. Sì, il paragone con la ristrettezze dei reality tv a questo punto non suona più così offensivo. Ma i rischi restano: perché si stanno scavando tre cunicoli diversi, con altrettante tecnologie? E se una, o due macchine fallissero? Ce la faranno tutti e 33 a restare in buona salute, a non impazzire?


Il Cile segue con ansia e conosce a memoria nomi come T130 e Strata 950, le perforatrici, ascolta in tv il briefing quotidiano che aggiorna sui progressi. Se il presidente Piñera ha guadagnato 10 punti di popolarità appena alzando al cielo il fogliettino della salvezza, i suoi ministri non vogliono essere da meno. Ogni giorno all'accampamento Esperanza ne arriva uno. Insieme a gruppi musicali, religiosi, a personalità come i sopravvissuti del famoso incidente aereo nelle Ande del 1972, quelli che arrivarono a mangiare carne umana. Sulla vita lì sotto sappiamo tutto, o quasi. Madri e mogli riferiscono che i disagi si sono molto attenuati dopo l'invio di cibo e vestiti puliti, e la noia non è un problema: i ragazzi sono occupatissimi. Organizzano gli spazi, sparsi lungo un chilometro e mezzo di gallerie, puliscono, ricevono e rispediscono i tubi (le «palomas», colombe) attraverso i quali arriva tutto. Hanno diviso gli spazi per il giorno, la notte, i pasti, l'igiene personale, secondo le indicazioni degli esperti. Leggono, giocano e ascoltano musica. Gli orari sono rigorosi, da caserma. Si preparano ai compiti dei prossimi giorni, come rimuovere le macerie che cadranno lungo le perforazioni. Fanno ginnastica e mangiano seguendo diete rigorose, perché il loro addome non potrà superare i 65-70 centimetri quando saranno issati su per il cunicolo della salvezza.


Quassù, nel recinto abitato da familiari e giornalisti, veniamo a sapere pezzi di vita personale, sogni, pettegolezzi e corna. I bambini giocano felici con i clown mandati dal governo, la mensa sforna pasti caldi per tutti. La zona degli scavi è stata rigidamente isolata dalla cittadella dell'attesa. Tutto improvvisato nel deserto, ma il Cile - come nei giorni del terremoto dello scorso febbraio - si dimostra un Paese con un marcia in più. I quattro della Nasa esperti in sopravvivenza si sono limitati a dare qualche consiglio, per il resto hanno elogiato le scelte dei cileni e l'organizzazione spontanea dei minatori. A due settimane dalla svolta il campo Esperanza è un luogo tranquillo, dove non si piange più e si prega in silenzio. Dopo una zuppa calda di lenticchie, una donna si china a scrivere la prossima lettera al marito su un quaderno, al suo fianco il reporter della tv coreana spedisce via Internet il suo lavoro di giornata. Le rocce tutt'attorno sono ricoperte di scritte, santini, piccoli altari, bandiere. Ogni giorno arriva una piccola comodità in più per chi ha scelto di aspettare qui quel giorno, che sarà straordinario.



Ma negli ultimi giorni - temendo un effetto Woodstock - tira anche aria di stretta. Un tecnico ci confessa che si vogliono convincere i familiari a tornare nelle proprie case. Quasi tutti vivono nella vicina Copiapò, a un'ora di autobus, e potrebbero salire al campo solo per la comunicazioni in videocitofono con i propri cari, due o tre volte la settimana. Ma le donne, soprattutto, non vogliono saperne di muoversi da qui, nonostante i disagi. «Se ce ne andiamo, non è che smettono di scavare?», dice la mamma di Richard Villarroel, 27 anni. I familiari chiedono più contatti con il sottosuolo e meno controlli sulle comunicazioni: i primi giorni le lettere scritte a mano passavano per una sorta di censura preventiva per evitare messaggi sbagliati. Non sono piaciuti ai tecnici nemmeno i festeggiamenti per l'anniversario del primo mese dal crollo, tra mortaretti, brindisi e concerti di clacson. Così come si è tornati indietro sull'idea di mandare ai minatori del vino per festeggiare il prossimo 18 settembre, 200 anni di indipendenza del Cile. Lo aveva promesso il ministro della Salute («un bicchiere a testa e una empanada...»), ma gli specialisti hanno detto no. No ovviamente alle sigarette, per la carenza di aria, e agli iPod, perché causano isolamento. Ok invece alle Playstation e al proiettore che permetterà domani di assistere a una partita del Cile, grazie a un cavo in fibra ottica.
A noi osservatori della tragedia verrebbe anche voglia di controllare l'eccesso di aspettative per il «dopo», nelle famiglie di questi poveri disgraziati. Nessuno tornerà in una miniera, giurano mogli e mamme. Chissà, forse non ci sarà più bisogno, sogna qualcuno. Un minatore laggiù sta scrivendo un diario, attorno al campo ronzano potenziali biografi e sceneggiatori. Quando al minatore fan Edison Peña è stata spedita giù una foto di Elvis Presley, e una chiavetta Usb con tutte le sue canzoni, qualcuno ha pensato a un messaggio subliminare: «Ragazzi, avete conquistato fama e immortalità!». Ma loro non sono nemmeno tornati alla vita.

Rocco Cotroneo

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MessaggioInviato: Sab 18 Set, 2010 11:17     Oggetto: Rispondi citando

Citazione:
COPIAPO (Cile) - Le operazioni di trivellaggio per trarre in salvo i 33 minatori intrappolati sottoterra dallo scorso 5 agosto nel deserto cileno di Atacama hanno raggiunto quota 630 metri, ovvero il livello in cui si trovano gli operai. Il foro deve essere adesso allargato e rivestito d'acciaio per far passare più agevolmente la capsula che riporterà gli uomini alla luce. Le operazioni proseguiranno anche nei prossimi giorni e si stima che gli operai potranno essere riportati in superficie all'inizio di novembre.

FESTA SOTTO TERRA - Intanto il paese si prepara a festeggiare il bicentenario dell'Indipendenza e in occasione della festa nazionale anche per i minatori fervono i preparativi. Dal piccolo canale di accesso già utilizzato per fare arrivare cibo, acqua e generi di conforto sono state inviate bandiere e ghirlande con i colori nazionali - bianco, rosso e azzurro - per decorare le pareti delle gallerie in cui si trovano prigionieri. E per loro è già stato previsto un menù della festa a base di empanadas (involtini di pasta sfoglia ripieni di carne) e asado (carne alla brace), che saranno fatti giungere loro in occasione della ricorrenza. Al mezzogiorno di sabato, giorno della festa nazionale, isseranno una bandiera in contemporanea con un alzabandiera nell'accampamento Esperanza dove domenica si recherà il presidente Sebastian Piera che parlerà con i minatori attraverso il sistema a fibra ottica istallato dagli ingegneri del gruppo di soccorso. Probabilmente Piera sarà accompagnato dal presidente boliviano Evo Morales, che saluterà il minatore boliviano Carlos Mamani, unico straniero tra i 33.


«FUORI A NOVEMBRE» - Il presidente cileno ha dichiarato alla tv pubblica che le operazioni di salvataggio sono difficili perchè la roccia, molto dura, rallenta le perforazioni ma «pensiamo di riuscire a riportarli in superficie all'inizio di novembre e quel giorno l'intero paese sarà in festa, e piangerà di emozione e felicita». Nel fine settimana dovrebbe anche entrare in funzione a terza macchina perforatrice, una gigantesca struttura utilizzata per le trivellazioni petrolifere, la più veloce delle tre. Ogni giorno può scavare fino a 30 metri di profondità e contemporaneamente rivestire il tunnel con lastre d'acciaio. Il suo lavoro potrebbe quindi essere concluso al massimo in un mese e mezzo.

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MessaggioInviato: Lun 11 Ott, 2010 19:22     Oggetto: Rispondi citando

Corriere.it

Citazione:
MINIERA DI SAN JOSE’ (Cile) - Ormai è certo, i 33 minatori cileni usciranno dai cunicoli che li imprigionano da mesi nelle prossime ore, probabilmente tra domani e mercoledì. Uno ad uno, riportati alla superficie da una capsula-gabbia chiamata Fenix, costruita per l’occasione. A differenza dei reality sarà una uscita controllata, niente telecamere, con molta attenzione per le condizioni di salute e quelle psicologiche. Tutta la priorità per le famiglie e la privacy dei sopravissuti, garantiscono nella squadra di salvataggio.

CIRCO MEDIATICO - Ma il gigantesco circo mediatico sorto attorno alla miniera vuole di più, voci, racconti, interviste esclusive. Possibile che i grandi network internazionali, che hanno speso cifre considerevoli, si accontenteranno delle immagini «ufficiali» promesse dal governo cileno? In queste ore circolano voci di interviste esclusive ai personaggi, con offerte di migliaia di dollari. La britannica Bbc, per esempio, ha qui una cinquantina di persone e l’abbondanza di mezzi ha già suscitato polemiche in patria. Altri canali lavorano a storie per la programmazione futura, come Discovery Channel. Nell’accampamento Esperanza i familiari si dividono in due schieramenti: quelli che tacciono sull’argomento, e quelli che giurano che mai e poi mai cederanno alle sirene del denaro facile.


I FAMILIARI - «Mio padre non ha alcuna intenzione di vendere la sua storia, anzi vogliamo scappare via di qui al più presto», dice Carolina Lobo, la figlia di Franklin, noto perché prima di diventare minatore ha giocato a calcio nella serie A cilena. «Abbiamo avuto molte richieste, vedremo», si limita a riferire la figlia di Mario Sepulveda, detto il giornalista, il minatore che presentava i video dal sottosuolo che hanno fatto il giro del mondo. «I network tv giapponesi stanno spaccando il mercato», è la voce che circolava ieri, starebbero promettendo cifre astronomiche. Insomma l’operazione «saranno famosi» promette, anche se gli psicologi fanno di tutto per invitare alla cautela: non tutti i 33 minatori sono pronti ad affrontare la luce del sole. E gli speciali occhiali per proteggere la vista dopo 70 giorni di oscurità potrebbero non bastare

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