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alluvioni e disssesti, Genova e non solo

 
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NiRa
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MessaggioInviato: Sab 05 Nov, 2011 7:58     Oggetto: alluvioni e disssesti, Genova e non solo Rispondi citando

Rispondo qui all'ultimo intervento di Alessandra, perchè non riguarda Cogne in particolare.

Se cercate su internet "scolmatore del Fereggiano" troverete molte informazioni analoghe a quella che riporto di seguito, tratta dalle pagine locali di Repubblica.

La storia eterna del Fereggiano
Argini pericolanti, scolmatore fantasma
Quel lungo canale di cui si parla da anni ma che nessuno ha ancora iniziato a fare. Eppure gli esperti sono convinti che sia l'unico impianto capace di allontanare l'incubo alluvione. In un video registrato un anno fa le autorità comunali assicuravano: "Il torrente è sicuro"
di DONATELLA ALFONSO
Un argine che si sgretola nel letto di un torrentello, anzi un rio com’è il Fereggiano, incassato come un serpente tra le case che da Quezzi scendono a Marassi, e uno scolmatore, un canale sotterraneo lungo sei chilometri, che porterebbe a finire in mare le acque di quello stesso rio, che quando si gonfia diventa una bomba, lontano dal Bisagno dove invece confluisce a cento metri dallo stadio Ferraris.

«E con le acque del Fereggiano lo scolmatore prenderebbe anche quelle del rio Noce, del Casaregis e altri, quelli che quando saltano allagano l’intera zona di Brignole e della Foce, com’è successo ancora» ricorda Paolo Tizzoni, ora direttore generale dell’area urbanistica e dei grandi progetti territoriali del Comune, e da vicepresidente della Provincia - nonché assessore all’Ambiente - con Marta Vincenzi, il promotore e realizzatore dei piani di bacino e di tante opere di messa in sicurezza dei torrenti genovesi.

Ma, lui l’ha sempre detto che senza lo scolmatore il Bisagno, nonostante i lavori fatti, non sarà mai sicuro: così com’è certo che quello scolmatore è una montagna di carte, prima progettuali, poi giudiziarie, poi ancora progettuali, che pesa da sempre sulla Valbisagno, ma soprattutto che dal 2008 è un fantasma. «Da quanto ne sappiamo, il progetto, che è arrivato fino ad essere definitivo, si è fermato nell’estate del 2008 al Consiglio superiore dei lavori pubblici: chiaro, costa tra i 250 e i 270 milioni di euro. Un impegno ingentissimo. Lo sapevamo. Ma non se ne può fare a meno» attacca Tizzoni.

Che ricorda come l’intero valore di messa in sicurezza del Bisagno è di circa 500 milioni di euro; di cui 70 spesi per rifare la copertura tra la Foce e l’incrocio con la Questura, altri 15 ora in cassa per i lavori in corso nel cantiere appena più a monte e in attesa che si trovino gli altri 108 per continuare sino a Brignole. In quel modo si riuscirebbe a contenere la cosiddetta piena cinquantennale; «anche se ora siamo arrivati a portare la capacità di deflusso fino a 710 metri cubi al secondo, raggiungeremmo gli 850, e l’alluvione del ’70 era di 950 metri cubi al secondo; per essere sicuri di non confrontarci con una piena duecentennale da 1300 metri cubi al secondo ci vuole lo scolmatore, che ne porterebbe via altri 450».

Ma lo scolmatore, che dovrebbe partire dalla Sciorba e sbucare a Punta Vagno (cioè al mare, nota mia), non c’è; in ogni caso ci vorrebbero 6-7 anni per realizzarlo, anche se ci fossero i soldi. E invece a Genova si ricorda che dei lavori si cominciò a parlare a fine anni ’80: e tutto finì con un cantiere iniziato, decine di miliardi (di lire, allora) spariti e un bel processo nei tempi di Tangentopoli. Una vicenda trascinata per anni, che di fatto portò in carcere numerose persone, poi le riabilitò; ma intanto il Fereggiano è rimasto dov’era
.

Tuttavia, per la precisione: la stazione Brignole non è sul letto del Bisagno, come non lo è lo Starhotel. Resta il fatto che l'ultimo tratto del Bisagno è coperto da prima della guerra ( salvo la piastra più a monte davanti allo stadio) e che sono in corso gli ingentissimi lavori sopra detti per rifarne la copertura dopo averne ribassato il letto. Vanno avanti da anni ed i finanziamenti procedono con le solite difficoltà.
Bisogna anche dire che in questo caso non è stato direttamente il Bisagno a far danni, ma proprio il suo affluente Fereggiano.

Indubbiamente la città è cresciuta male in collina, e complessivamente con molta meno lungimiranza di quanto fu fatto tra Ottocento e Novecento proprio con la costruzione della zona della Foce, Piazza della Vittoria, etc.Il grosso problema sono le colline mal costruite che formano una sorta di imbuto che porta troppo rapidamente l'acqua in basso.

E' certamente mancato un progetto complessivo e ha prevalso l'avidità immobiliarista ( ma a fine Ottocento la realizzazione di Circonvallazione a monte ha dato vita ad una delle zone più belle di Genova che "regge" ancora adesso: i guai sono stati successivi, quando si è costruito disordinatamente più in alto ).

La quantità d'acqua è stata comunque abnorme ( l'acqua nel Fereggiano è passata da 1 a 4 metri di altezza in 17 minuti!) e qui probabilmente bisogna più che altro fare i conti con i cambiamenti climatici, più che probabilmente generati o indotti dall'attività umana.


Più in generale: edifici costruiti nei letti dei fiumi ( vedasi di recente nel Magra presso La Spezia), torrenti non puliti (con tronchi che provocano effetti"diga di castori", come nelle Cinque Terre) dimostrano sia una leggerezza che viene da lontano che una incuria quotidiana.

Mettere mano a tutto questo è impresa ormai ciclopica, e purtroppo si fa qualcosa ogni tanto, ma pare impresa di Sisifo.

"Costruire solo sul costruito" e non varare irresponsabili "piani casa" che soddisfano solo avidità individuali ed ambizioni elettorali sarebbe prioritario ( tanto per fare riferimento anche agli ampliamenti del 40% nei centri storici ed alle deroghe per i centri benessere Crying or Very sad ).

Ma purtroppo siamo in un paese in cui si afferma che "se tira l'edilizia tutta l'economia va avanti" Evil or Very Mad
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Giuseppe Cutano
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MessaggioInviato: Sab 05 Nov, 2011 12:46     Oggetto: Rispondi citando

Interessante intervento Nira.
Comunque come Genova in tutta Italia ci sono tanti Fereggiano.
Proprio ieri leggevo un articolo su Meteoweb.eu su altre città italiane simili a Genova:

Citazione:
Quanto accaduto su Genova un domani si potrebbe verificare anche in riva allo stretto, seguendo i tragici precedenti del 25 Ottobre 2007 e di quel maledetto 1 Ottobre 2009, che cagionò la morte di 37 persone tra la frazione di Giampilieri e il comune di Scaletta Zanclea. Per questo consigliamo ai politici locali e agli amministratori locali di fare una accurata riflessione al fine di prevenire al meglio l’insorgere di questi fenomeni meteorologici estremi, destinati a ripetersi con una maggiore frequenza negli anni avvenire. Come sappiamo, dal punto di vista morfologico, la città di Genova presenta vistose analogie con la conformazione orografica che contorna Messina e Reggio Calabria. Entrambi le città, cosi come il capoluogo ligure, si affacciano sul mare e sorgono su un territorio molto aspro, con alle spalle imponenti massicci montuosi (l’Aspromonte e i Peloritani), con ampi declivi che in appena 2-3 chilometri di distanza, verso l’interno, raggiungono e superano i 1000 metri di altezza. Questo assetto geomorfologico rende le due principali città metropolitane dello stretto particolarmente avvezze agli eventi alluvionali (cosi come Genova) che ciclicamente flagellano i territori fra Scilla e Cariddi. La lunga storia millenaria di queste città ci ha raccontato diversi eventi alluvionali devastanti, in grado di provocare profondi mutamenti ambientali e paesaggistici nel territorio. Solo fra il 1700 e gli inizi del 1900 si sono contante decine e decine di alluvioni che hanno provocato centinaia di morti, specie lungo le zone ioniche del reggino e del messinese, dove interi paesi sono rimasti disabitati per decenni, a causa dell’incombente rischio di frane, smottamenti e colate di fango. A Messina, tanto per fare un esempio, nella fine del 1700, per evitare le continue esondazioni del torrente Portalegni che passava proprio per il centro della città (sotto piazza Duomo e l’attuale Palazzo dell’INPS), si è deciso di cambiare artificialmente il corso del torrente, rintanandolo al di fuori delle mure della vecchia città (l’attuale via Tommaso Cannizzaro fino alla foce in via Don Blasco). La deviazione del bacino idrografico si rilevò però un autentico fallimento visto che il torrente ha mantenuto il proprio letto originario un paio di metri sotto terra. Fenomeni alluvionali cosi estremi non possono essere considerati cosi rari, anzi, la storia ci insegna che nel passato si è visto di peggio.

La scia di morte e distruzione lasciata dalla frana killer che il 1 Ottobre 2009 travolse l'abitato di Giampilieri
Se la stessa quantità d’acqua registrata a Genova, parliamo di ben 400-500 mm di pioggia, fosse caduta fra le alture aspromontane e il versante orientale dei monti Peloritani, ci trovavamo a parlare di una tragedia di grosse proporzioni, con decine di morti, dispersi e danni incalcolabili ad infrastrutture e abitazioni. Gli impluvi si sarebbero riempiti di una enorme quantità di materiale detritico, acqua e fango pronto a scendere (per effetto gravitativo) a gran velocità, come una grossa ondata, sui sobborghi collinari delle due città dello stretto, trascinando a valle qualsiasi ostacolo incontrato. Considerando che la stragrande maggioranza dei torrenti, considerati da molti cittadini delle semplici “fiumarelle” utili per edificazioni e discariche abusive a cielo aperto (spesso di inerti e quant’altro), rimangono in uno stato di totale abbandono (una terra di nessuno), i rischi del dissesto idrogeologico vengono ulteriormente accresciuti. Alle volte proprio il materiale di risulta versato sul letto dei torrenti funge da blocco al naturale deflusso delle acque, favorendo la naturale uscita dagli argini. Bisogna poi tenere presente che molti torrenti sono stati interamente coperti per la costruzione di grandi arterie stradali (strade di taglio) che passano nel cuore dei centri abitati. Se non vengono effettuate delle manutenzioni stagionali e degli interventi di pulizia fino alla foce queste fiumare, in caso di forti precipitazioni temporalesche concentrate in poche ore, si possono trasformare in vere e proprie bombe ad orologeria, pronte ad esplodere in ogni momento, senza alcun margine di preavviso. Se a ciò sommiamo l’effetto “tappo” alla foce, indotto dalle mareggiate in azione lungo il litorale (questa situazione capita frequentemente, specie sulla costa messinese in presenza di impetuosi flussi sciroccali) che fanno da “muro” all’onda di piena che scende dai torrenti, gli allagamenti sono serviti su un piatto d’argento. Eppure per limitare i danni e i disagi basterebbero degli interventi ordinari di pulizia e costante monitoraggio dei principali corsi d’acqua che versano in uno stato a dir poco pietoso. Dovremo attendere una nuova alluvione lampo per decidere di intervenire ?

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alessandra
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MessaggioInviato: Sab 05 Nov, 2011 15:45     Oggetto: Re: alluvioni e disssesti, Genova e non solo Rispondi citando

Grazie NiRa, interessanti queste informazioni.
Mi è bastato vedere questi 20 secondi di filmato per rendermi conto di cosa significhi la parola "Fereggiano", si vede un fiume in piena ripreso dall'autista dell'autobus che si è arrampicato su un pilastro da dove ha ripreso l'evento

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Se ho ben capito, e credo di non sbagliarmi, la piena ha poi preso la direzione di Corso Sardegna che è la direttrice più pratica per un torrente in piena verso la sua Foce (che è da tempo un quartiere). Lo capisco che questa zona è stata costruita da inizio 900 però si tratta sempre della Foce di 2 torrenti che quando piove sono pericolosetti da come si è potuto vedere, al punto che sono ammirata dalla prontezza di riflessi di chi si è salvato dalla piena improvvisa. A parte i morti, quante saranno le persone che possono dire di essersi salvate per miracolo? Tante credo.

Perchè non parliamo anche del mitico Ponte di Sant'Anna sul Bisagno? Ponte in pietra costruito quasi 1000 anni fa con 28 arcate....ventotto e che è stato distrutto varie volte nel millennio, ovviamente non abbiamo dati statistici, però se il Ponte di SantAnna nel 1452 è stato distrutto da una piena nonostante le sue 28 arcate, come possiamo pensare adesso di far passare il Bisagno sotto la ferrovia con sole 4 arcate? Nel 1452 mica si poteva parlare di effetto serra e cambiamenti climatici.
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NiRa
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MessaggioInviato: Sab 05 Nov, 2011 17:43     Oggetto: Rispondi citando

Sull'altro "topic meteorologico" del Forum , Bansigu dà informazioni e formula considerazioni che condivido pienamente, anche per quanto riguarda le responsabilità degli amministratori in tema di allarmi, scuole, etc.( Io non ho particolare simpatia per questa sindaco, ma in questo caso la polemica mi sembra ingenerosa ).

Quella del Bisagno è una piana alluvionale, dove a poco a poco il corso d'acqua si deve essere alzato rispetto al piano di campagna ( in piccolo, un po' come nel Polesine) per cui alcune strade sono addirittura più basse della copertura del Bisagno, tanto che l'acqua è "risalita" per un certo tratto di via XX Settembre, la via principale del centro.

Tuttavia,da quando è stata realizzata, e per molti decenni, la piana della Foce non mi sembra abbia subito gli stessi danni che si sono invece ripetuti a partire dall'alluvione del 1970 ( allora l'ho vista bene perchè ero un giovane che dava una mano a ripulire i negozi allagati). Anche allora si indicò come principale responsabile del disastro la brutale cementificazione delle vie a monte della piana, dietro la ferrovia, sia lungo il Bisagno che attorno ai torrentelli che vi si immettono, come appunto il Fereggiano. Poi naturalmente l'andazzo, anche se meno intensamente perchè ormai il grosso del danno era stato fatto, è ripreso, se non lì, certamente in altre zone della città.

Quanto alla ferrovia, mi sembra che i quattro fornici che sostengono la massicciata ferroviaria non ingombrino il letto del Bisagno più di una serie di piloni del vecchio ponte, considerando che la larghezza totale dell'alveo nei due posti non cambia.
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MessaggioInviato: Dom 06 Nov, 2011 8:13     Oggetto: Rispondi citando

questi dati sembrano interessanti:
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MessaggioInviato: Dom 06 Nov, 2011 11:10     Oggetto: Re: alluvioni e disssesti, Genova e non solo Rispondi citando

alessandra ha scritto:

Perchè non parliamo anche del mitico Ponte di Sant'Anna sul Bisagno? Ponte in pietra costruito quasi 1000 anni fa con 28 arcate....ventotto e che è stato distrutto varie volte nel millennio, ovviamente non abbiamo dati statistici, però se il Ponte di SantAnna nel 1452 è stato distrutto da una piena nonostante le sue 28 arcate, come possiamo pensare adesso di far passare il Bisagno sotto la ferrovia con sole 4 arcate? Nel 1452 mica si poteva parlare di effetto serra e cambiamenti climatici.


Interessante questa cosa Alessandra!!

In ogni caso alcune stazioni pluviometriche amatoriali hanno registrato fino a 550 mm d'acqua.

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MessaggioInviato: Dom 06 Nov, 2011 12:01     Oggetto: Rispondi citando

NiRa ha scritto:
questi dati sembrano interessanti:
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Interessante: ciò che determina una catastrofe puntiforme come quella del Fereggiano è l'intensità di pioggia oraria più che l'accumulo giornaliero, e, forse, è proprio l'intensità oraria di pioggia all'interno di un episodio temporalesco di difficile previsione. Giusto?

Per quanto riguarda il Bisagno ho trovato queste immagini del vecchio Ponte più volte distrutto nella storia: ognuno può trarci le sue personali conclusioni

Ponte di Sant'Agata, oggi

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Percorso originario con 28 arcate del viadotto di Sant'Agat

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Arcate rimaste accanto al Convento di Sant'Agata

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MessaggioInviato: Lun 07 Nov, 2011 12:57     Oggetto: Rispondi citando

Bellissime foto, Alessandra.

Non avevo mai visto la parte con il ponte interrato, che passa vicino all'ex convento di S. Agata, che oggi è un asilo. E' a qualche centinaio di metri dalla sponda destra del Bisagno, ben oltre corso Sardegna e sembra una specie di lungo viadotto che correva nella piana.
Ma, per non annoiare chi non conosce la zona, il Bisagno ha ormai la stessa ampiezza, fino alla sua foce, anche per qualche chilometro a monte dei luoghi di questa foto e di dove riceve l'acqua del Fereggiano ( nei pressi dello stadio). Non ho i dati, ma dall'età delle costruzioni in basso, e non in collina, l'impressione è che l'attuale alveo risalga a parecchi tempo fa, ben antecedente i primi episodi di alluvione che ricordiamo.
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MessaggioInviato: Lun 07 Nov, 2011 13:33     Oggetto: Rispondi citando

Con le foto e la nota qui sotto tutto sembra ora chiaro. Grazie ancora ad Alessandra, che mi ha incuriosito con le sue foto. (La nota l'ho trovata sul sito Fo.s.c.a. dell'Università di Genova).

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Il ponte è posto su un grande spazio del torrente Bisagno (area golenale), appositamente lasciato libero dalle costruzioni per fare affluire le piene (!!!!!) . Prima delle riduzioni dovute all’ ingrandimento del quartiere, il ponte era composto da ventotto arcate e attraversava un lungo tratto che andava da Borgo Incrociati sino alla chiesa di Sant' Agata. Tra la fine dell’ Ottocento e gli inizi del Novecento la costruzione dell’ abitato di corso Sardegna ha innanzitutto ridotto l’ area golenale del fiume e ha diminuito di dimensioni il ponte; infatti varie arcate sono state demolite o giacciono nel sottosuolo delle attuali vie, tranne due, presenti attualmente all’ altezza della chiesa di Sant’Agata. Le arcate tuttora visibili sono cinque,...
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alessandra
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MessaggioInviato: Lun 07 Nov, 2011 16:11     Oggetto: Rispondi citando

NiRa ha scritto:
Con le foto e la nota qui sotto tutto sembra ora chiaro. Grazie ancora ad Alessandra, che mi ha incuriosito con le sue foto. (La nota l'ho trovata sul sito Fo.s.c.a. dell'Università di Genova).

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Il ponte è posto su un grande spazio del torrente Bisagno (area golenale), appositamente lasciato libero dalle costruzioni per fare affluire le piene (!!!!!) . Prima delle riduzioni dovute all’ ingrandimento del quartiere, il ponte era composto da ventotto arcate e attraversava un lungo tratto che andava da Borgo Incrociati sino alla chiesa di Sant' Agata. Tra la fine dell’ Ottocento e gli inizi del Novecento la costruzione dell’ abitato di corso Sardegna ha innanzitutto ridotto l’ area golenale del fiume e ha diminuito di dimensioni il ponte; infatti varie arcate sono state demolite o giacciono nel sottosuolo delle attuali vie, tranne due, presenti attualmente all’ altezza della chiesa di Sant’Agata. Le arcate tuttora visibili sono cinque,...



Ti ho trovato anche queste tre vecchie cartoline, l'ultima è fantastica: si vedono i lavori di fine 800 primi 900 di sviluppo dell'area di Brignole e Foce

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Il periodo di fine 800 è stato un momento di grandi ottimismi: non solo artistici, letterari ma anche scientifici e ingegneristi. La città si è ampliata nelle zone golenali e adesso ne paghiamo le spese ad ogni episodio temporalesco........speriamo che il ciclone delle Baleari di stanotte eviti Genova e le zone fortemente urbanizzate della Liguria. Speriamo che la popolazione si tolga dalle zone di naturale esondazione dei torrenti piccoli e grandi che siano. Bruttissima situazione quando piove sul bagnato.
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STEFANO FERRARIS
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MessaggioInviato: Lun 07 Nov, 2011 19:45     Oggetto: Rispondi citando

SI, prevedere le intensità è particolarmente complicato!

PS interessanti queste foto!
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Giuseppe Cutano
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MessaggioInviato: Lun 07 Nov, 2011 20:57     Oggetto: Rispondi citando

STEFANO FERRARIS ha scritto:
SI, prevedere le intensità è particolarmente complicato!

PS interessanti queste foto!


Penso sia anche difficile individuare con precisione quale area sarà colpita. In particolare in bacini piccoli come quelli a monte di Genova è facile che in poco tempo vadano in crisi se il picco di precipitazioni si concentra proprio lì. Basta però poco per farlo spostare di mezzo chilometro e tutto può cambiare.

Vedendo stasera le immagini di Rai3, c'è da ringraziare il cielo che le vittime non siano state molte di più.

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